Il racconto del portoghese ai microfoni ufficiali di “LAZIO STYLE TV” svela un momento di intesa istintiva con Zaccagni e il lavoro quotidiano svolto anche fuori dal campo per essere sempre pronto a dare il 100%.
TAVARES-ZACCAGNI, UNO SGUARDO PER CAMBIARE LA PARTITA: LA FORZA DELLA LAZIO PASSA ANCHE DA QUI
C’è un momento, nel calcio, in cui non servono parole. Basta uno sguardo. Un’intesa immediata, quasi istintiva, che racconta la convinzione di chi è in campo e la determinazione di una squadra che non vuole arrendersi.
Nelle parole di Nuno Tavares, dopo la rimonta contro l’Udinese, c’è proprio questo significato. La Lazio aveva appena subito il gol, ma la reazione non è stata quella di una squadra intimorita. Al contrario, è scattata immediatamente la convinzione di poter ribaltare la partita.
E a raccontarlo è lo stesso Tavares, con un episodio che fotografa perfettamente lo spirito della squadra.
«A un certo punto dopo il gol ho guardato Zaccagni e lui ha guardato me e abbiamo annuito come per dire: “Sì, la ribaltiamo”».
Poche parole, anzi nessuna parola. Solo uno sguardo e un cenno del capo.
Ma dentro quel gesto c’era tutto: la convinzione di avere ancora energie, la volontà di continuare ad attaccare e la certezza che la partita potesse essere ancora cambiata.
Tavares lo aveva percepito già in campo: «Sentivo che avevamo ancora le gambe per continuare a correre e per riuscire a ribaltare la partita».
È probabilmente questo uno degli aspetti più significativi della rimonta. Non soltanto la qualità tecnica o la capacità di reagire a uno svantaggio, ma la mentalità con cui la squadra ha affrontato il momento più delicato della gara.
E quello scambio di sguardi tra Tavares e Zaccagni diventa quasi il simbolo di una convinzione condivisa: non c’era bisogno di spiegarsi, perché entrambi avevano capito la stessa cosa.
La partita si poteva ancora vincere.
TAVARES, LA FORZA COSTRUITA ANCHE FUORI DAL CAMPO
La determinazione mostrata in partita, però, non nasce soltanto nei novanta minuti.
Tavares ha spiegato anche quanto sia importante per lui il lavoro svolto quotidianamente per preparare il proprio corpo alle caratteristiche del suo gioco.
Il portoghese è un giocatore chiamato a percorrere molti chilometri ad alta velocità, con continui cambi di ritmo e numerose ripetizioni. Una caratteristica che richiede una preparazione fisica specifica e costante.
«Sto lavorando molto anche fuori dal campo, per riuscire a preparare il mio corpo, perché percorro molti chilometri ad alta velocità, con tante ripetizioni».
Una frase che racconta un’altra faccia del calciatore: quella del professionista che lavora lontano dai riflettori per arrivare alla partita nelle migliori condizioni possibili.
Tavares lo dice chiaramente: se il suo corpo non è pronto, diventa difficile esprimersi al 100%.
«Se il mio corpo non è pronto, forse non riesco a dare il 100%, ma è qualcosa su cui stiamo lavorando tutti».
Non è soltanto una questione di corsa. Per un giocatore con le sue caratteristiche, essere fisicamente pronto significa poter ripetere gli sforzi ad alta intensità, accompagnare l’azione offensiva, rientrare e continuare a incidere anche nelle fasi successive della partita.
Ed è proprio su questo aspetto che Tavares sta concentrando una parte importante del proprio percorso di crescita.
DALLA PREPARAZIONE ALLA PERSONALITÀ
Le parole del portoghese raccontano quindi due aspetti apparentemente diversi, ma in realtà strettamente collegati: la preparazione e la mentalità.
Da una parte il lavoro quotidiano per costruire la condizione fisica necessaria a sostenere il proprio modo di giocare. Dall’altra la convinzione mostrata nei momenti difficili, come quello vissuto contro l’Udinese.
Lo sguardo con Zaccagni dopo il gol subito è l’immagine più immediata di questa mentalità.
Nessun discorso, nessuna lunga spiegazione. Solo un’intesa.
«Sì, la ribaltiamo».
E poi la squadra ha fatto il resto.
Anche i giocatori entrati dalla panchina, sottolinea Tavares, hanno contribuito in maniera decisiva alla vittoria. Un altro elemento che il portoghese considera fondamentale per spiegare la rimonta.
La Lazio ha così trasformato un momento di difficoltà in una dimostrazione di carattere.
E mentre Tavares continua a lavorare fuori dal campo per mettere il proprio fisico nelle condizioni di sostenere al meglio le sue accelerazioni, dentro il terreno di gioco emerge sempre più un giocatore consapevole delle proprie responsabilità.
Uno che, nel momento più delicato, guarda il proprio compagno e capisce.
A volte nel calcio bastano davvero pochi secondi.
Uno sguardo.
Un cenno.
La convinzione che la partita non sia ancora finita.
E la voglia di ribaltarla insieme.
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