Keita Baldé e la Lazio: un amore mai finito

A distanza di anni, il nome di Keita Baldé continua a evocare ricordi speciali per i tifosi della Lazio. In una lunga intervista rilasciata a El After, l’attaccante oggi in forza al Monza ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, a partire dal suo approdo in biancoceleste nel 2011, quando lasciò il settore giovanile del Barcellona per cercare fortuna in Italia. Una scelta coraggiosa, considerata da molti folle all’epoca. Ma per Keita fu solo l’inizio di una grande storia d’amore.

“La Lazio mi diede tutto l’amore e la fiducia di cui avevo bisogno”, ha dichiarato il senegalese, ricordando come il club capitolino fu pronto a investire su di lui, credendoci sin da subito.

Nel settore giovanile della Lazio, Baldé brillò immediatamente, conquistando Scudetto e Coppa Italia con la Primavera e venendo premiato come miglior giocatore della stagione. A soli 18 anni, il salto in prima squadra fu naturale, trovandosi fianco a fianco con campioni del calibro di Klose, Cissé e Floccari.

“Mi trattavano come il golden boy. Ero amato da tutti, senza mai aver subito alcun episodio di razzismo. Alla Lazio ero al centro della scena, anche alla presentazione della squadra”.

Il legame con il club non fu mai solo professionale. La Lazio lo ha formato come uomo e come calciatore, proteggendolo anche nei momenti di maggiore visibilità.

E quando nel 2017 sembrava ormai prossimo il suo trasferimento alla Juventus, tutto saltò all’ultimo minuto. Non per scelta sua, ma per la ferma volontà della Lazio di non cedere un proprio talento ai bianconeri.

“Ero d’accordo su tutto con la Juve, ma la Lazio si oppose. Dopo il caso Lichtsteiner, il club decise di non fare più affari con loro. Tra Lazio e Juventus era diventata una guerra fredda”.

Dietro la mancata cessione, però, si cela anche la volontà della Lazio di proteggere il proprio gioiello, evitando di rafforzare una diretta rivale. Un segno chiaro di quanto il club credesse ancora in lui, anche se Keita aveva già voglia di nuove sfide.

Dopo il “no” ai bianconeri, fu il Monaco a strappare il sì definitivo: un contratto ricco, un nuovo inizio, ma anche la chiusura di un capitolo che, per il giocatore, resta il più intenso della sua carriera.

Il rapporto con gli allenatori in biancoceleste ha segnato la sua crescita: Pioli, con cui c’erano visioni differenti ma massimo rispetto, e Simone Inzaghi, che per Keita fu “come un fratello maggiore”. Fu proprio con Inzaghi che Baldé visse una delle sue migliori stagioni, tra gol, assist e responsabilità.

Oggi, guardando al passato, Keita non dimentica. La Lazio è stata casa, rifugio e trampolino. E anche se la carriera lo ha portato lontano, quel legame profondo con i colori biancocelesti resta indelebile.


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