Il dolore di un derby perso e l’obbligo di non dimenticare
Perdere un derby fa tanto male, lo abbiamo letto negli occhi dei tifosi che abbandonavano domenica sera lo stadio. È una partita diversa dalle altre che va giocata solo e soltanto per vincere e questo l’allenatore della Roma lo sapeva bene. Noi siamo entrati in campo spenti, smarriti, forse supponenti, incapaci di decidere cosa fare, se imporre una partita di pressing o di attesa, alla fine non abbiamo fatto né l’uno e né l’altro ed abbiamo semplicemente assistito alle ripartenze della Roma che ci hanno punito. Nel secondo tempo abbiamo provato a cambiare ritmo, abbiamo fatto anche bene, seppure non trovando il gol, con una Roma arroccata nella propria area di rigore. E così è andata. Dobbiamo ripartire, certamente, ma non dimenticare. Innanzitutto le provocazioni e le scorrettezze di una squadra che non aveva altre armi e nella cui rete siamo caduti. Un derby si gioca con i nervi laddove non arrivi con la corsa e con la tecnica e così si vincono. A metà aprile l’esperienza della gara di andata ci serva da monito. Tanto più che la stagione potrebbe regalarci, se vogliamo chiamarlo “regalo”, ben cinque derby e quindi è bene sapere come comportarci. Immensa come sempre la Curva Nord, la coreografia, con l’inno e la sciarpata a risultato già compromesso. Ancora una volta abbiamo mostrato mentalità e non abbiamo svuotato lo stadio come spesso hanno fatto “gli altri”. Domenica c’è il Como, con tante assenze, grazie a Pairetto, e l’obbligo di vincere. Deve assolutamente arrivare un aiuto dal mercato, le assenze di Vecino e Pedro hanno dimostrato come questa rosa non abbia i numeri per coprire le tante partite che ci aspettano da qui a fine stagione. Quarti in Italia e primi in Europa ha decretato il girone d’andata, non molliamo.
di Roberto Malgeri


