Con il Como un punticino da non buttare, ma la squadra è stanca
Il 9 gennaio la Lazio ha compiuto 125 anni. Una lunga storia fatta di vittorie, sconfitte, gioie e sofferenze, ma sempre con il grande orgoglio e la consapevolezza di rappresentare un popolo che non si arrende mai. I festeggiamenti hanno caratterizzato anche il prologo della partita tra Lazio e Como, con la coreografia eccezionale della Curva Nord ed un gioco di luci che raccontava la storia della più grande polisportiva d’Europa con oltre 80 tra sezioni sportive ed attività associate e l’esordio della nuova maglia celebrativa dei 125 anni. Iniziato l’incontro, non c’è voluto molto a comprendere che gli strascichi del derby si sono fatti sentire, soprattutto con le tante e importanti assenze. I primi 20 minuti sono stati ad alto rischio, con un Como determinato che probabilmente meritava il vantaggio. Ma a segnare per primi siamo noi, con Dia. Purtroppo, la stanchezza di una squadra che forse ha dato più del dovuto in questi 4 mesi, è risultata evidente. Tanti errori, giocatori fino ad oggi determinanti, come Rovella, Guendouzi e Tavares, stanchi e ai quali non è concesso di rifiatare. La panchina, tra infortuni e squalifiche, non offre alternative. Così subiamo il pareggio e da lì, più con il cuore che le gambe, proviamo a ribaltare nuovamente il risultato senza riuscirci, pur considerando di aver giocato gli ultimi 30 minuti in un uomo in meno per l’espulsione di Tchaouna. Terminati gli incontri della giornata di campionato possiamo tranquillamente ammettere che il pareggio ed il punticino racimolato sono tutt’altro che da buttare. Manteniamo le distanze dal quinto posto della Juventus e incrementiamo rispetto alla Fiorentina. Ma, per cercare di arginare i limiti della rosa, bisogna intervenire sul mercato. Arriva il giovane Ibrahimovic, di buone speranze e niente più. Con la ripresa dell’Europa League saremo chiamati a mesi di fuoco, è indispensabile muoversi per non rischiare di vanificare quanto di buono fino ad oggi abbiamo fatto.


