A Bologna un disastro totale
Una partita di quelle che vorresti dimenticare al fischio finale. In un simile disastro se vogliamo salvare qualcosa non possiamo non partire dai tifosi della Lazio, immensi, oltre 3mila persone il cui sforzo, anche economico, non è stato ripagato minimamente. Con tutto il dolore e la frustrazione nel rimettersi in viaggio dopo una sconfitta così severa. La seconda immagine da salvare è mister Baroni che, sotto la curva, si prende tutte le responsabilità di questa sconfitta, cercando di lasciare fuori e di non infierire sui giocatori. In realtà trovare colpe ieri è fin troppo facile. I giocatori, innanzitutto, primi fra tutti Lazzari, Gila, Rovella e Guendouzi, Dia, Isaksen, non che gli altri abbiano comunque brillato. Certamente la giustificazione della stanchezza è reale, anche se Gila, ad esempio, giovedì aveva riposato. Da lunedì a domenica abbiamo giocato 3 partite in 7 giorni, tutte estremamente impegnative. L’ultima, ieri, con la peggiore squadra possibile, visto che il Bologna di oggi gioca il migliore calcio in Italia e a ritmi impressionanti. Anche l’allenatore ha certamente le sue colpe. Chi doveva sapere che i 2 terzi, per essere benevoli, di questa squadra non si reggevano in piedi? Non era meglio ricorrere agli acquisti di gennaio in queste condizioni? Questi ultimi servono? Possono essere in grado di giocare una partita? È difficile credere che l’esito finale potesse essere peggiore di così. Abbiamo inserito in lista Basic, che non ha mai giocato nemmeno un minuto, tenendo fuori Pellegrini, perché? Per fortuna non siamo ancora alle recriminazioni. Abbiamo tempo e partite per provare a ripartire, con gli obiettivi ancora a portata di mano. La sosta arriva benedetta. Attenzione comunque ad aprile, un mese terribile, che dal 10 al 17 ci vedrà affrontare due volte il Bodo-Glimt per i quarti di finale di Europa League e la Roma. Cerchiamo di capire come ottimizzare le risorse. Concludendo, ricordiamoci la nostra storia e di come le peggiori mazzate le abbiamo superate sempre con l’orgoglio e il “non mollare mai”.
di ROBERTO MALGERI

 

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