Claudio Lotito ha recentemente aperto le porte del centro sportivo di Formello per raccontare, attraverso una lunga intervista a Dazn, i suoi vent’anni di presidenza alla Lazio e i retroscena che hanno segnato alcuni degli addii più importanti nella squadra biancoceleste.
Il Centro Sportivo di Formello: un simbolo di gestione e rigore
L’intervista inizia proprio con un tour di Formello, uno dei centri sportivi più all’avanguardia in Italia, che Lotito gestisce con particolare attenzione all’efficienza energetica. Durante il giro, non manca di sottolineare la sua abitudine di spegnere le luci inutili, anche in Senato, perché “le luci servono per illuminare un posto che dev’essere illuminato. Se non c’è nessuno, non ha senso tenerle accese”. Questo gesto riflette la filosofia di Lotito sulla gestione oculata, una costante sia nella sua vita professionale che privata. Il tour mostra anche le strutture all’avanguardia di Formello, tra cui la zona fisioterapica, gli spogliatoi e la sala video, amata da Sarri, uno dei precedenti allenatori della Lazio.
L’addio di Sarri e il ritiro a Formello
Parlando del tecnico Maurizio Sarri, Lotito ha rivelato alcuni dettagli sull’addio del mister toscano. Dopo una deludente prestazione all’Olimpico, Lotito aveva suggerito a Sarri di mandare la squadra in ritiro a Formello, per recuperare l’orgoglio e la voglia di combattere. Tuttavia, il ritiro mise in evidenza problemi interni alla squadra, con alcuni giocatori – soprattutto i più esperti – che non accettavano più la leadership dell’allenatore. “Sarri si rese conto di non poter più governare lo spogliatoio e decise di dimettersi”, ha spiegato Lotito, sottolineando che, nonostante le dimissioni, gli riconobbe lo stipendio fino alla fine del campionato, per rispetto reciproco.
Il passaggio a Tudor e il nuovo corso con Baroni
Dopo l’addio di Sarri, la Lazio fu affidata a Igor Tudor, che secondo Lotito riuscì a risvegliare l’orgoglio della squadra. Tuttavia, alla fine della stagione, Tudor chiese cambiamenti radicali, suggerendo di cedere alcuni giocatori problematici. Lotito accolse la richiesta, comprendendo la necessità di “sradicare chi si credeva padrone della società”. Con l’arrivo di Marco Baroni, la Lazio ha intrapreso un nuovo corso. Lotito lo descrive come un allenatore che “parla il nostro linguaggio, ha fame e vuole dimostrare il suo valore”. Dopo sette giornate, la Lazio si trova al terzo posto, a pari merito con la Juventus.
La frecciata a Inzaghi e il ricordo di Bielsa
L’intervista ha offerto anche l’occasione per alcune frecciatine a Simone Inzaghi e Marcelo Bielsa. Lotito ha ricordato come Inzaghi, oltre ad essere un bravo allenatore, fosse anche molto fortunato: “Napoleone diceva che è meglio un generale fortunato che bravo”. Con Bielsa, invece, la collaborazione non funzionò a causa della sua visione troppo rigida: “Il suo gioco non si adattava alle mie esigenze, bisogna essere stabili”.
Immobile e Klose: due campioni a confronto
Non potevano mancare i riferimenti a due degli attaccanti più significativi della gestione Lotito: Miroslav Klose e Ciro Immobile. Di Klose, il presidente ha elogiato la professionalità esemplare, ricordando un episodio del compleanno del giocatore: “Mi disse che doveva riposare perché il giorno dopo si sarebbe allenato. Quella era la sua dedizione”. Per quanto riguarda Immobile, Lotito ha parlato del rapporto quasi paterno che si era creato: “L’ho trattato come un figlio, ma i suoi successi sono merito suo”.
De Rossi e l’addio alla Roma
Lotito ha anche commentato l’esonero di Daniele De Rossi dalla panchina della Roma. Sebbene non conosca i dettagli dei rapporti tra De Rossi e la dirigenza giallorossa, Lotito ha riconosciuto la forte identità e il legame viscerale che l’ex capitano aveva con il club: “C’era una simbiosi continua tra lui e la Roma, un rispetto reciproco che ho potuto osservare anche da calciatore”.
Lotito e il rapporto con i tifosi
Chiudendo l’intervista, Lotito ha parlato della sua visione del calcio e del ruolo del presidente di una squadra. Ha descritto il presidente come il custode dei sentimenti dei tifosi, con il dovere di preservare e tramandare quei valori che vanno oltre il profitto economico. “Il calcio regala emozioni, e queste emozioni sono per le persone che vivono per la Lazio”, ha concluso, ricordando che senza i tifosi, la squadra non sarebbe nulla.
Con questo racconto, Lotito non solo ha offerto una panoramica della gestione interna della Lazio, ma ha anche confermato l’importanza del centro sportivo di Formello come luogo chiave per il lavoro e la crescita della squadra, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Fonte: dazn.it

